Una breve panoramica sui populismi europei

Introduzione

L’analisi della diffusione delle mobilitazioni populiste in Italia va inquadrata e confrontata con gli analoghi processi politici in altri paesi europei. Negli ultimi venti anni le condizioni favorevoli all’affermazione del populismo in Europa sono state create dalla congiunzione di due processi: a) la crisi dei partiti di massa e il passaggio dalla “democrazia dei partiti” alla “democrazia del pubblico”; b) gli effetti della globalizzazione che ha provocato rapidi cambiamenti in tutti i contesti nazionali, creando nuovi problemi e nuove fratture sociali, difficili da gestire per i partiti tradizionali.”1 (Roberto Biorcio)

La fenomenologia del populismo ricomprende un ampio spettro di atteggiamenti negativi contro la politica mediata da organizzazioni, istituti, soggetti. L’ostilità alla realtà di partito, schernita come indesiderato soggetto storico della mediazione tra élite di governo e forze sociali, è il pilastro della grammatica del populismo. La retorica del populismo è non a caso infarcita di espressioni cruente contro la casta, il ceto dei politicanti, la nomenclatura, il palazzo.”1 (Michele Prospero)

L’allargamento dei confini della società, l’abbattimento delle vecchie barriere del vivere associato (ad esempio la costruzione dell’Europa unita), il processo di globalizzazione, l’aumento dei movimenti migratori e la mobilità delle popolazioni fra i continenti, sono tutte condizioni favorenti lo sviluppo del populismo.

In Ungheria e Slovacchia, solo per menzionarne un paio, il nazionalismo va a braccetto con la persecuzione delle minoranze. In tempi di grande agitazione, la cosa più semplice è infatti trasformare le inquietudini in ostilità nei confronti delle minoranze impopolari.

Come è successo in Finlandia con l’ascesa dei True Finns (Veri finlandesi), ma anche in Austria, Germania, Francia, Svezia, Belgio, Paesi Bassi, Norvegia – che rappresentano solo un elenco incompleto dei paesi dell’Europa Occidentale, dove i partiti nazionalisti radicali e i movimenti stanno gradualmente rafforzando le loro posizioni.”2

Il crescente populismo, in alcuni stati (Olanda, Finlandia) ha addirittura preso il governo in ostaggio, mentre in altri minaccia di farlo da un momento all’altro.”2

Il populismo trova terreno fertile nella crisi dell’eurozona: in Italia, Finlandia, Olanda e Ungheria i partiti populisti stanno cercando di usare a loro vantaggio le incertezze e lo scontento per il nuovo patto di rigore tra Paesi europei. Lo segnala il Financial Times, che cita la bagarre scatenata dalla Lega Nord al Senato come l’esempio più significativo di un trend anti-governo e anti-Ue.”3

Le argomentazioni e le ideologie populiste sono divenute sempre più identitarie, sempre più basate su un nesso causale (ma più retorico e politologico che storico) fra welfare e condizione di omogeneità nazionale pre-esistente.

Nonostante l’infondatezza storica di questo nesso, esso riscuote successi per la sua capacità di semplificazione.

Finlandia

La Finlandia è solo l’ultimo tra i paesi nordici dove le forze nazionaliste e populiste riescono ad acquisire una importanza rilevante nei vari parlamenti: questa tendenza infatti si era già registrata in Belgio, Svezia e Danimarca.

Assi portanti della linea politica dei «Veri Finlandesi» sono le classiche tematiche di tutte le analoghe formazioni nazional-populiste europee come, l’ostilità all’Unione Europea, percepita come un organismo burocratico sovranazionale che drena le risorse delle nazioni per mantenere i debiti degli stati «spreconi» (Irlanda, Grecia o Portogallo), o come l’opposizione all’immigrazione, che destabilizza il sistema del welfare e il profilo etno-culturale dei paesi che la ricevono. I «Veri Finlandesi» auspicano poi una politica di difesa e di rilancio dell’industria nazionale e un programma di sviluppo delle infrastrutture.”4

Timo Soini (attuale leader del partito dei Veri Finlandesi) ha sinora condotto una lunga battaglia contro la crisi e il disagio economico e di certo non tornerà sui suoi passi, anche di fronte alla politica di risparmio e tagli del bilancio propugnata dai partiti conservatori. La politica promossa dal leader della destra finlandese desta molte perplessità nei dintorni di Bruxelles. Soini ha infatti criticato aspramente gli aiuti economici previsti dall’U.E. nei confronti dei paesi in forte crisi finanziaria come l’Irlanda, la Grecia e il Portogallo, giudicandoli come “uno sperpero di denaro” e che il suo partito non appoggerà iniziative del genere verso questi stati etichettati come “scialacquatori”. Una presa di posizione chiara, che si va ad aggiungere alla tradizionale xenofobia di questo genere di partiti sulle questioni riguardanti l’immigrazione. Tutto questo preoccupa non poco l’U.E.

Olanda

L’Olanda ci presenta sicuramente il fenomeno centrale dei nuovi nazionalismi che stanno avanzando in Europa.

Il Pvv, partito anti-musulmano, guidato da Geert Wilders, è in forte ascesa e ora dai sondaggi risulta il secondo partito olandese.”3

Geert Wilders, carismatico, elegante, eloquente, narcisista fino a sfiorare il ridicolo quando cerca di ossigenare i suoi capelli, incarna sempre più il populismo europeo.

Egli si accredita a difensore dell’Occidente e dei suoi valori, riuscendo a far propri anche temi tipici della sinistra progressista, come l’emancipazione della donna e la difesa dei diritti degli omosessuali. Nonostante la sua politica fortemente anti-islamica, Wilders è lontano da ogni sospetto di antisemitismo, con il suo sostegno incondizionato e molto pubblicizzato a Israele.

Secondo esperti olandesi “una parte crescente della popolazione si sente abbandonata dai partiti tradizionali” e questo crea un terreno fertile per il populismo di Wilders. Inoltre la rinascita del nazionalismo ha a che fare con il senso di alienazione provocato dalla globalizzazione.

Vale la pena ricordare che il particolare tipo di populismo nazionale di destra in Olanda è figlio del radicalismo degli anni Sessanta. In Olanda, diversi simpatizzanti di sinistra nati negli anni Sessanta sono cresciuti in famiglie conservatrici, spesso religiose. La loro ribellione era spesso zelante tanto quanto le istituzioni contro le quali si ribellavano. L’idea che la religione possa costituire, ancora una volta, un importante fattore condizionante la società olandese, questa volta sotto la forma dell’Islam, li riempie di rabbia.

La polemica sugli immigrati islamici è frutto in buona parte di una percezione negativa, che ha pochi riscontri nella realtà. La prova è che Wilders, cattolico del Limburgo, ha vinto soprattutto in quelle aree dove non ci sono immigrati o ce ne sono pochissimi. Lì la paura è irrazionale, la gente teme ciò di cui sente parlare, di cui si discute nella politica e sui media, anche se non ne ha conoscenza diretta.

Nonostante l’Olanda sia considerato un paese liberale e molto tollerante, la posizione dei sostenitori di Wilders è che la tolleranza si sia spinta troppo lontano, e che la società multiculturale si sia rivelata un terribile fallimento.”5

 La recente tragedia norvegese si può inserire in questo contesto, se non altro perchè il “trattato” di Breivik (l’autore della strage) ha un profondo legame con la cultura e la tradizione di queste nuove destre europee.

La tragedia di Utøya [22 luglio 2011] è probabilmente il più terribile episodio che si sia mai verificato in Scandinavia. Questo crimine inconcepibile non solo è costato la vita a 77 persone, ma ha anche distrutto la vita dei loro parenti e amici.

La giustificazione della violenza di Breivik scaturisce da una visione della realtà secondo cui l’Europa sarebbe minacciata dal multiculturalismo e dall’Islam. Il suo trattato di 1.500 pagine, intitolato “2083, Dichiarazione d’indipendenza europea” è zeppo di teorie già note, peculiari degli ambienti della nuova destra, rappresentata nei Paesi Bassi dal Pvv.”13

Svizzera

La Lega Ticinese ha trionfato alle elezioni cantonali in Ticino. Il movimento populista di opposizione, che ha fatto soprattutto campagna sui problemi con la vicina Italia, ha conquistato la maggioranza relativa nell’esecutivo locale conquistando un secondo seggio nel governo cantonale.

http://www.youtube.com/watch?v=HICCq8oLb7w

Il Ticino è stato infatti recentemente teatro di una campagna di manifesti contro i «ratt», ovvero i lavoratori frontalieri provenienti dalla vicina Italia.6

http://www.youtube.com/watch?v=t6JZDJQnAsg&feature=related (consigliato anche questo http://www.youtube.com/watch?v=QOuvO5aMKjY&feature=related)

Per i leghisti gli artigiani che arrivano dall’estero, così come i frontalieri, sono troppi e sottraggono il lavoro alle imprese locali. La Lega non contesta solo le cifre, anche la mancanza di reciprocità e chiede regole all’ingresso più selettive: «L’evoluzione dell’economia del nostro Cantone non giustifica affatto una tale esplosione, legata tra l’altro all’estrema facilità con cui si permette ad artigiani e ditte d’Oltreconfine di lavorare in Ticino. »7

I leghisti ticinesi contestano tanti italiani che provengono da zone tradizionalmente leghiste. “Io faccio il frontaliere da sei anni – spiega un salumiere che lavora nella centralissima via Nassa di Lugano – e in Italia ho sempre votato Lega. Se ci mandassero via e ci rimpiazzassero con dei tunisini, mancherebbe la manodopera italiana, perché noi veniamo qui a lavorare seriamente, non siamo in Svizzera per rubare o per scavalcare gli svizzeri”.8

Le ragioni di quest’ondata xenofoba non vanno ricercate solo nella crisi economica, che ha portato disoccupazione anche nel Cantone più “italiano” della vicina Svizzera. L’insofferenza di una parte dei ticinesi per “gli italiani che ci portano via il lavoro”, e soprattutto per quella parte di tasse pagate sui dipendenti che il governo svizzero restituisce al nostro Paese, è un sentimento che brucia sotto la cenere da diversi anni.

La situazione ungherese

La situazione ungherese è la più rappresentativa per quanto riguarda gli argomenti finora discussi.

Victor Orbán sale al potere, nel 2010. Vince le elezioni grazie ad una campagna elettorale impostata sulla promessa di risoluzione dei vecchi problemi economici e dei nuovi problemi sociali, l’allontanamento delle etnie indesiderate e la strumentalizzazione del serpeggiante anticomunismo, presente nella popolazione fin dagli anni ’90. Quest’ultimo utilizzandolo come arma contro l’opposizione moderata.

Dopo due anni di governo, la situazione economica è caratterizzata da un periodo di forte recessione, il peggiore degli ultimi vent’anni, e dall’ampia dipendenza dal capitale straniero.

Dopo aver vissuto molti anni a credito, e a distanza di 20 mesi dall’inizio del mandato di Viktor Orbán, l’Ungheria rischia di andare incontro alla bancarotta e a disordini politici.

Viktor Orbán e il suo partito Fidesz, che hanno in mano il parlamento grazie alla schiacciante vittoria elettorale dell’aprile 2010, poco alla volta hanno esteso il loro controllo sulle istituzioni democratiche, approvando leggi il cui scopo ultimo è farli restare al potere per i decenni a venire.”9

Con la centralizzazione degli istituti culturali ungheresi, a partire dai teatri, già abbondantemente assegnati a «personalità» di destra, anche antisemita, e con l’avvio di licenziamenti di giornalisti ostili al potere da molti media pubblici Orbán ha rafforzato la propria base di classe. Il Fidesz ha messo la propria gente in tutte le posizioni nella politica, nei media e nella cultura.”10

D’altra parte la trasformazione di un paese membro dell’Unione europea in un regime sempre più autoritario sta irritando da tempo Bruxelles, ma a far scattare la reazione sono stati gli interventi di Orbán in campo economico.”9

La politica di Orbán scatena inoltre, forti timori dei sindacati che temono riorganizzazioni e licenziamenti in massa.

Secondo Orbán «non c’è niente di nuovo nella situazione attuale: quando non è la sinistra a governare, per l’opposizione e per i suoi sostenitori stranieri si tratta sempre della fine della democrazia. Ma siamo noi quelli che sono sempre stati democratici, quelli che hanno lottato per la democrazia mentre i nostri avversari attuali difendevano la dittatura comunista.»

Riflessioni

Punto che accumuna molti di questi movimenti è la facciata di buonismo con cui queste nuove forze di estreme destra si presentano. Ciò li rende più appetibili anche ad un pubblico scettico rispetto alle correnti ideologiche fondanti, e proprio per questo più pericolosi.

Il quotidiano volkskrant si rammarica del fatto che Barack Obama, Angela Merkel e Nicolas Sarkozy, preoccupati dall’approssimarsi degli appuntamenti elettorali, stiano ignorando “un’occasione storica per l’accelerazione dell’integrazione europea e per un ruolo di maggior rilievo del governo federale”, abbandonandosi invece “a concessioni politiche nei confronti di populisti come Marine Le Pen, la Bild Zeitung o il Tea Party”.2

Un mix di globalizzazione economica, oscure politiche europee, crisi finanziarie e immigrazione senza controllo, che ha corroso la fiducia di molte persone nella politica tradizionale e ha minato il senso di appartenenza, ha fatto si che sempre più elettori, in Europa come negli Stati Uniti, non si sentano più rappresentati dai partiti tradizionali.11

Con la caduta dei partiti, il populismo da semplice devianza diventa il contrassegno di una democrazia fragile che si affida alle ingannevoli narrazioni di capi. Espresso dalla decomposizione dei partiti, il populismo diventa poi un sistema in cui la febbre della leadership ostacola la ricostruzione di valide mediazioni politiche e istituzionali.”1 (Michele Prospero)

Così come avvenuto in altri Paesi occidentali, anche in Italia il tema della percezione di sicurezza e alla domanda ad essa connessa, ha assunto un ruolo centrale nel dibattito pubblico, con accenti allarmistici, emotivi e xenofobi.

Che siano soprattutto i migranti a pagare i costi della crisi e a raccogliere la rabbia sociale, va bene a tutti. Quando il razzismo gestisce l’organizzazione sociale e del lavoro è sempre possibile mantenere una classe di lavoratori razzializzati, ovvero marginalizzati e dequalificati, disposti a lavorare a qualunque condizione, con un chiaro vantaggio per imprese e datori di lavoro che, in tempo di crisi, sono più che mai alla ricerca di profitti.12

L’atteggiamento dei parti tradizionali europei nel promuovere tolleranza, unità europea, diffidenza verso il nazionalismo e vigilanza contro il razzismo sono tutti obiettivi lodevoli. Promuovere però tali finalità senza discussione, per non parlare di opposizione, ha prodotto negli anni la reazione contraria.

 

Riferimenti:

1 http://it-it.facebook.com/notes/il-pensiero-lungo-scrupolosamente-in-lingua-italiana/convegni-populismi-in-europa-cause-caratteristiche-nazionali-ruolo-politiche-24-/254800861245038

2 http://www.lettera43.it/attualita/22149/nero-europa.html

3 http://www.bbc.co.uk/news/world-europe-16185308

4http://www.ragionpolitica.it/cms/index.php/201104194202/europa/svolta-politica-in-finlandia.html

5http://www.loccidentale.it/articolo/wilders+vince+perché+l’olanda+è+stanca+dell’elite+multiculturalista.0091979

6http://www.corriere.it/politica/11_aprile_10/lega-canton-ticino_ad98767e-63ac-11e0-9ce6-e69a9a96cab4.shtml

7http://www3.varesenews.it/insubria/articolo.php?id=223233

8 http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/12/“gli-italianiin-svizzeravia-a-calci-in-c-”/103778/

9http://www.presseurop.eu/it/content/article/1421021-orban-verso-il-capolinea

10 http://www.eurasia-rivista.org/che-cosa-sta-realmente-succedendo-in-ungheria/12911/

11http://www.eurasia-rivista.org/le-elezioni-in-finlandia-e-l’ascesa-del-nazionalismo-in-tutta-europa/11011/

12http://www.sinistrainrete.info/societa/1773-anna-curcio-litalia-e-un-paese-razzista.html

13 http://www.presseurop.eu/it/content/article/797701-se-il-populismo-tira-troppo-la-corda

 

This entry was posted in Riflessioni e Approfondimenti and tagged , . Bookmark the permalink.