Riprendiamoci il 1° Maggio!

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Viviamo nell’epoca del progresso scientifico e tecnologico e preghiamo il ‘miracolo’, o ci indebitiamo con la ‘fortuna’, perchè la nostra condizione di sfruttati, emarginati, disoccupati, di “altri” diversi, di donne e di uomini, possa cambiare.
Questa condizione che viviamo sulla nostra pelle ogni giorno, ci costringe all’isolamento tra casa e  il lavoro: il lavoro ci serve per mangiare, e serve una casa per dormire e poi andare a lavorare. La nostra vita spesso rivela le sue conquiste nelle piccolezze quotidiane di cui dobbiamo accontentarci, con quella mediocrità inventata per renderci felici, come un cellulare nuovo, o una tv grande, o una bella macchina..
..chissà se tutto questo è realmente all’altezza dei nostri sogni!
Ma se realmente queste fossero conquiste, allora a quale prezzo? Che prezzo sulla pelle? Con quale ricatto? Magari con quello di un mutuo di venti, trenta anni.

Il nostro isolamento come persone, o come gruppo, la nostra diffidenza serve a qualcun’altro… Però qualcosa è vero, noi non siamo tutti uguali. Cio’ che distingue profondamente ciascuno di noi, sono forse lo sguardo, o la particolare maniera di parlare, o di pregare, le possibilità e le aspirazioni.
Ma e’ nella misura della nostra differenza che dobbiamo saperci riconoscere come detentori della stessa forza, degli stessi bisogni e della stessa umanità, ci riconosciamo eguali.
E quindi dobbiamo sapere riconoscere l’attacco spaventoso fatto a ciascuna vita presente e futura, con il controllo, la subordinazione e lo sfruttamento.
E non possiamo sperare di difenderci da soli, anche se sopravviveremmo.
Non possiamo nemmeno illuderci che qualcuno ci salverà, perchè sarebbe una menzogna raccontata a noi stessi: solo noi possiamo decidere di agire, e come agire.
E non possiamo credere che qualcun’altro lo faccia per noi, e sappia come avremmo voluto la nostra vita.

Forse, solo solidarizzando, e quindi condividendo cio’ che ci distingue e ci unisce, potremmo capire e porre i giusti problemi, ed, oltre alla nostra forza, potremmo toccare con mano la forza collettiva e la sovversione dell’esistente.

Siamo all’altezza dei nostri sogni? “Ci vuole un tocco di classe”, e possiamo permettecelo.

Questo primo maggio non è né l’ultimo né il primo giorno della nostra lotta, speriamo sia, come speriamo sempre, il giorno in cui le porte delle nostre case si apriranno, per incontrarci.
Ci vediamo in piazza.

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