Appunti su di uno stabilimento della Foxconn in Rep. Ceca: un esempio di (con)ricerca internazionale

seminario che si terrà presso la Baracca Autogestita venerdì 30/03 con Devi Saccheto, ricercatore in sociologia del lavoro presso l’Università di Padova, su di una sua recente esperienza sul campo. Nella speranza che non sia solo un’occasione per conoscere qualcosa di nuovo, ma soprattutto per maturare strumenti di coscienza critica propedeutici alla lotta. Qui sotto un inquadramento del lavoro che ci ha gentilmente fornito lui stesso. 

Il progetto di ricerca avviato da qualche settimana sulla Foxconn mira a comparare le esperienze lavorative, le modalità di gestione della forza lavoro, l’organizzazione del lavoro e il ruolo dello Stato negli stabilimenti Foxconn in Cina da un lato e nei paesi dell’Europa orientale (Repubblica ceca, Slovacchia, Ungheria) dall’altro. Foxconn è la più grande società al mondo di produzione di prodotti elettronici, ad esempio per conto di Apple e Samsung. I mass media hanno enfatizzato in questi anni i suicidi dei lavoratori occupati dalla Foxconn nelle sue fabbriche cinesi, mentre molto poco si conosce sugli stabilimenti nei paesi dell’Europa orientale.
Per studiare le condizioni di lavoro, le modalità di gestione della forza lavoro e l’organizzazione del lavoro negli stabilimenti della Foxconn nei paesi dell’Europa orientale si intende raccogliere varie interviste a lavoratori locali e migranti nonché a testimoni privilegiati per ognuno dei siti produttivi. I dati raccolti saranno incrociati con le ricerche in parte già condotte e in parte che si stanno conducendo in Cina dal gruppo di ricerca coordinato dalla Prof. Pun Ngai.

Il seminario proposto intende presentare i primissimi risultati di una breve visita ai due stabilimenti presenti nella Repubblica Ceca dove lavorano circa 7-8000 persone. Si tratta di stabilimenti che producono per i principali marchi internazionali (HP, Samsung, Chimei, Innolux, Cisco e fino a qualche mese fa per Apple) e nei quali la forza lavoro è suddivisa in modo abbastanza netto tra personale diretto e personale dipendente da agenzie di reclutamento internazionale. La forza lavoro comprende infatti circa un 30-40% di immigrati sia da altri paesi dell’Ue (Slovacchia, Romania, Bulgaria) sia da altri paesi extra-Ue (Ucraina, Vietnam, Mongolia).
Durante il seminario si cercherà di problematizzare: il rapporto tra Stato, processi migratori, investimenti esteri e sindacato; la divisione interna alla fabbrica; il ruolo delle agenzie di reclutamento internazionale; la diffusione di forme di lavoro “generico”; il rapporto tra turnover lavorativo e migrazioni internazionali; la diffusione di una forza lavoro con esperienze produttive internazionali.

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