Il governo tecnico alla prova della “società civile”

Iniziano le prime proteste contro le manovre del Governo. Aldilà della loro natura, composizione sociale e qualità delle rivendicazioni, quello che stanno incrinando è la rappresentazione di neutralità che il termine “tecnica” vorrebbe attribuire all’attuale maggioranza. Gli interessi divergenti e le aspettative contrastanti in merito alla qualità dei rapporti sociali, della propria vita, alle speranze sul futuro tornano dalla finestra dopo essere state fatte uscire dalla porta, illudendosi di poterle disinnescare facendo appello a necessità spacciate per naturali.

Un primo sicuro effetto sembra quello di minare il consenso diffuso di cui sembrava godere l’arrivo del “podestà” Monti, come sembra indicare un sondaggio condotto da Demos, che giusto qualche mese fa rilevava un sostegno generalizzato. Con tutti i limiti di questi strumenti ci sembrano molto interessanti alcune tendenze contraddittorie che si possono rilevare anche in altri frangenti, come il sostegno al governo si mantiene maggioritario, ma lo è altrettanto quello alle categorie che protestano (pur con differenze le une dalle altre). Molto interessante il commento di Ilvo Diamanti di cui citiamo dei passaggi: <Se oggi si assiste al proliferare di conflitti e di proteste puntiformi e senza soluzione è anche – soprattutto – perché tra la società, gli interessi e il governo – lo Stato – c’è il vuoto. Non c’è rappresentanza, ma neppure “composizione” e “aggregazione” delle domande e degli interessi. Un mestiere che spetta alle grandi organizzazioni economiche, ma, soprattutto e in primo luogo, ai partiti. I quali hanno “delegato” a Monti i compiti che essi non si sentono in grado di affrontare, anche – forse soprattutto – per timore delle conseguenze elettorali. […]
Ne esce il quadro – in frantumi – di una “democrazia immediata” […] in duplice senso:
– perché ogni domanda e ogni spinta sociale si rovescia “immediatamente” sulla scena pubblica […] i media tradizionali (per prima la Tv), ma Internet, i cellulari e i palmari, FB e Twitter danno visibilità e rilevanza “immediata” a ogni rivendicazione e a ogni protesta. Mentre ogni rivendicazione e ogni protesta può, comunque, produrre conseguenze pesanti a livello pubblico e sociale, quando sia in grado di interrompere la comunicazione e la mobilità;
– questa democrazia appare, d’altronde, im-mediata, in quanto priva di “mediazioni” e di “mediazione”. Per il deficit di rappresentanza politica espresso dai partiti. Per la tendenza e la tentazione di affidare l’unica forma di mediazione ai “media”.>

Cosa questo possa significare nei termini mantenimento dell’ordine pubblico ci aiuta a immaginarlo Nique la police su Senza-Soste: <al netto di Napolitano, il governo di unità nazionale ha però solo l’appoggio della propaganda dei media generalisti e il voto in parlamento. Manca cioè di quell’appoggio infrastrutturale, organizzazione dei partiti come dei sindacati e del mondo delle associazioni, in grado di fare tessuto connettivo con la società governando le frizioni più gravi con quei settori sociali strategicamente condannati dalle politiche di una grande coalizione.  In poche parole, non c’è nessuno sul campo, dove si esercitano i conflitti più acuti, a difendere il governo e a prendere le sue parti. Sul campo ci sono solo i giornalisti e le volanti. Di fronte ad un’assenza così grave di consenso diffuso, ed organizzato, nei confronti di un governo che carica a testa bassa settori interi di società non bastano quindi i sondaggi e la spettacolarizzazione degli indici di gradimento del presidente del consiglio. Manca, come allora, un Luciano Lama che si immola sulla piazza, una Cgil che fa una svolta dell’Eur, abbandonando progressivamente la difesa del salario, per prendersi in carico la difesa del capitalismo in Italia. La Camusso che ruggisce contro gli autotrasportatori a giorni alternati è solo un eco lontanissimo ai caselli autostradali occupati, nelle pagine dei giornali e figuriamoci sui social network.  L’ordine pubblico in questi casi, come Caselli sa, non può essere gestito con gli squilli di tromba ordinati dal questore prima delle cariche. Non c’è consenso verso il governo, non c’è strutturazione della società civile che gli sia favorevole, c’è una società frammentata che però può coalizzarsi contro l’esecutivo in caso di repressione spettacolare>

 

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