Liberalizzazioni e crescita

Siamo nel pieno della fase 2 del governo Monti, in cui alle misure di rigore fiscale seguono quelle per la “crescita”, che secondo le voci dei principali giornali economici e degli economisti più in vista coincidono con la liberalizzazioni.
Misure quindi ritenute essenziali, vista le recessione che si annuncia (ricordiamo la previsione dell’FMI di una contrazione del PIL del 2,2% nel prossimo anno) e che giustificano gli attacchi a tutte quelle forme di protezione dalle “bronzee leggi del mercato”, definite privilegi.

Misure anche difficili da far digerire e che come era prevedibile sembrano star ridimensionando di gran lunga il sostegno diffuso di cui sembrava godere il neogoverno (piuttosto scontato visto che la politica era accusata appunto di essere incapace di prendere misure antipopolari). Cosa ricordata bene da un articolo del Financial TimesThere is no guarantee that Mr Monti will succeed. Big spending cuts and tax increases are one thing. The real test will come in liberalising the economy. Here he confronts a honeycomb of closed shops, restrictive practices and rent-seeking cartels. This week Italian cities have been thrown into chaos by taxi drivers and truck operators. Lawyers, pharmacists and petrol-station operators are also up in arms at plans to strip away their privileges. This will not be easy.

La crescita economica del paese però non dipende solo da queste misure di politica economica interna, ma anche e soprattutto dall’evoluzione degli eventi a livello europeo (ed il recente downgrade di Italia e Francia, del Fondo “salva stati” e le tensioni attorno al debito greco, nonché l’inamovibilità della dirigenza tedesca, sembrano far presagire poco di buono) come ci ricorda bene quest’articolo dell’EconomistStructural reforms are essential, but Italy also needs stronger demand. Mr Monti is not asking the Germans to embark on reflation, because he knows they will say no. But he is urging them to liberalise their own service industries, which should boost consumption. And he wants to see lower interest rates on Italy’s debt, to pacify taxpayers facing bigger bills and special interests that will lose from more competition. This requires more support for bond markets by the European Central Bank or by an expanded bail-out fund.

Questione su cui insiste anche Joseph Halevi, in questo articolo apparso su Il Manifesto: La Merkel, di fronte alla nuda verità spiattellatale da Monti, ha subìto una caduta di credibilità, accentuatasi ulteriormente dopo il discorso a Davos. Comunque, ha risposto negativamente al coinvolgimento dell’Europa richiesto da Monti, mostrando di non voler capire il quadro europeo. Quindi nel sacco del premier italiano rimangono soltanto le pive: cioè gli effetti profondamente negativi, perché recessivi, della sua politica fiscale. Per ora è Draghi a salvarlo, ma non può essere una soluzione permanente. 

Che poi in assoluto le liberalizzazioni siano uno strumento comunque essenziale al rilancio dell’economia, rimane argomento scivoloso e meno scontato di quanto si creda. Ce lo ricorda Emiliano Brancaccio in questo invervento su Rai 3.
Ma ce lo dice anche indirettamente l’Economist, nel suo speciale dedicato all’ascesa dello “State Capitalism”: But the report will also argue that state capitalism is the most formidable foe that liberal capitalism has faced so far. State capitalists are wrong to claim that they combine the best of both worlds, but they have learned how to avoid some of the pitfalls of earlier state-sponsored growth. And they are flourishing in the dynamic markets of the emerging world, which have been growing at an average of 5.5% a year against the rich world’s 1.6% over the past few years and are likely to account for half the world’s GDP by 2020.

Crescita o meno, due risultati sembrano comunque sicuri: molte più persone saranno costrette a misurarsi con i duri vincoli della concorrenza e dovranno adattarsi a condizioni sempre più dure, mentre chi possiede ed è in grado di mobilizzare capitali avrà nuovi ambiti in cui investirlo e con cui soppiantare chi non ce l’ha fatta.

Certo, questo sempre se le resistenze a queste disposizioni e la fase di depressione economica verranno battute e la pace sociale mantenuta…

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