L’abolizione del valore legale del titolo di studio

Le misure di liberalizzazione dell’ultima manovra del governo non potevano non avere come oggetto anche l’Università. Ecco quindi ritornare in auge la proposta di riforma del valore legale del titolo di studio.
Con questa formula si indicano tutti gli effetti giuridici (ad esempio il riconoscimento in un concorso pubblico) prodotti dal possesso di una laurea. Si tratta quindi di una serie di strumenti che privilegiano i detentori di un dato titolo di studio in una serie di contesti, secondo diversi criteri. L’idea del Governo è in sostanza quella di rivedere questi criteri e i contesti di applicazione. Idea alla fine rimandata al seguito di una consultazione pubblica.

Proponiamo una rassegna ragionata.

Il Corriere chiarisce e definisce il tipo di proposte discusse nel CdM del 27/1:
http://archiviostorico.corriere.it/2012/gennaio/22/Piano_per_Titoli_Studio_nei_co_8_120122027.shtml
Primo: nei concorsi pubblici, soprattutto per i quadri dirigenziali, dovrebbe cadere il vincolo del tipo di laurea. Basterà un titolo per partecipare. Ci saranno le doverose eccezioni «tecniche» (nel caso in cui occorra una competenza specifica, per esempio, da ingegnere). Però conteranno maggiormente la capacità e la professionalità dimostrata dal candidato durante il concorso. […]
Secondo: revisione del criterio legato al voto di laurea, che dovrebbe sparire come elemento di punteggio.
Terzo: diverso accreditamento, cioè «apprezzamento», delle singole università, che smetteranno di essere di fatto tutte uguali.
Da segnalare il commento di Confindustria: in Confindustria si fa sapere che «non si può non essere d’ accordo» con una mossa che «va sicuramente nella direzione di una vera liberalizzazione». 

La proposta alla fine è stata profondamente rivista: http://www.corriere.it/politica/12_gennaio_27/monti-conferenza-stampa-semplificazioni_193047da-48fa-11e1-b976-995c60acee8e.shtml
Nessuna variazione al valore legale dei titoli di studio e della laurea nel decreto semplificazione, che saltano dal testo del decreto. «Ci siamo accostati a questo tema con animo sgombro da pregiudizi ideologioci con l’orientamento a superare, almeno da parte mia, il simbolismo del valore legale e per questa ragione abbiamo deciso di non affrontarlo in questo dl», ha detto. Sul tema si aprirà però «una consultazione pubblica». Monti sottolinea che il tema del valore legale dei titoli di studio è annoso. «Ci sono scritti di Luigi Einaudi del 1947 e al 1955. «Abbiamo deciso – prosegue Monti – di sviluppare un dibattito pubblico sull’argomento per esaminare meglio questa materia più complessa di quanto possa sembrare».
Siamo in attesa di vedere il prospetto in merito del ministro Profumo…

Importante per capire il dibattito da non perdere l’appello apparso su Il Riformista dell’11/1 dal significativo titolo “Vogliamo liberare l’Università”: http://www.radicali.it/comunicati/20120111/vogliamo-liberare-l-universit-prime-firme-allappello-risposte-alle-domande-sulla.
Appello che è stato firmato, insieme ai vari Ichino, Giavazzi, Alesina, anche da una vecchia amica dell'”Onda”, Margherita Hack.
Significativamente si apre con una citazione di Luigi Einaudi, ripresa anche nel discorso di Monti.
In questo momento di grave crisi economica, con un debito pubblico non più sostenibile e la necessità per il nostro paese di tornare ad essere competitivo, dobbiamo chiaramente affermare che non ci possiamo più permettere questo tipo di sistema universitario burocratico, inefficiente, che non premia gli studenti migliori. La nostra università è vissuta per decenni sulla falsa idea che il riconoscimento del merito di quanti hanno minori disponibilità economiche possa essere garantito solo da una università statale, con rette universitarie uguali per tutti, indipendentemente dalle condizioni di reddito e da requisiti di merito individuale.
Le proposte: 1- Abolizione del valore legale del titolo di studio universitario
2- Liberalizzazione delle rette universitarie
3- Istituzione di un sistema di borse di studio e prestiti d’onore

In linea l’opinione del Sole24ore: http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2012-01-26/laurea-pezzo-carta-064033.shtml?uuid=AaalrbiE&fromSearch
Da notare la retorica riguardante l’equità e la mobilità sociale: “Abolire” il valore legale, sia chiaro, non rappresenta un toccasana miracoloso, ma rivederne limiti e funzioni in relazione all’accesso all’impiego pubblico e alla disciplina degli ordini professionali può contribuire a far tramontare la passione per il “pezzo di carta” in quanto tale e spingere invece a concentrarsi piuttosto sui contenuti e le opportunità offerte dagli studi universitari, che rischiano altrimenti di perdere peso come fattore (insostituibile) di mobilità sociale.

Un’altra utile analisi la si trova nel sito lavoce.info che in particolare insiste sull’idea sulla valutazione in base al ranking dell’università di provenienza: http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002821.html
Segnaliamo quale sarebbe secondo l’autore uno degli effetti positivi della differenziazione degli atenei: a) segnalerebbe alle famiglie, in maniera immediata e facilmente comprensibile, che l’iscrizione presso una università/facoltà seria e selettiva è un investimento pagante in termini di futura occupazione dei figli, mentre (iscriversi a una università scadente penalizzerebbe il figlio in maniera sistematica in tutti i concorsi pubblici e nelle assunzioni private)

Il mondo dell’Università ha reagito, come riporta La Repubblica, che imputa a queste proteste la frenata del governo: http://www.repubblica.it/scuola/2012/01/27/news/protesta_per_lauree_governo-28875444/?ref=HREC1-13
“Nessuno tocchi le nostre lauree”. La notizia di un depotenziamento del valore legale del titolo di studio finale è durata poche ore, ma tanto è bastato a innescare le proteste della base studentesca. Opinioni delle quali ora il governo dovrà tenere conto, vista l’intenzione di aprire una consultazione pubblica sul tema.
Nell’articolo si può trovare una rassegna delle critiche delle principali sigle istituzionali di studenti e docenti

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